Chiesa San Gregorio Magno

Il progetto parte da una dettagliata analisi dei resti che, oltre a costituire la memoria del monumento, possono fornire molte informazioni.

A valle del rilievo metrico e materico viene sviluppata un'ipotesi di recupero dell’esistente e della possibile ricostruzione. Nelle tavole di progetto si è proceduto a una simulazione di rilievo materico delle piante e delle sezioni. Questi grafici hanno soprattutto una valenza di dimostrazione del controllo del processo di conoscenza del bene che, ovviamente, deve essere realizzato nuovamente in caso di aggiudicazione.

Vengono, comunque, riproposti i rapporti originari del monumento mediante la ricostruzione in muratura delle parti crollate. La nuova chiesa presenta i rapporti, le dimensioni e le finiture che la caratterizzavano prima dell'evento. Del fronte della chiesa non è rimasto in piedi nulla ma è stato possibile giungere, con buona approssimazione procedendo con le tecniche della fotogrammetria inversa, alle dimensioni originarie. A questo punto si è scoperto che esistono dei rapporti “armonici” in facciata che sono stati utilizzati per riproporzionare le bucature della stessa. In particolare si è verificato che l’altezza della facciata è la metà della larghezza e che il timpano dista dallo spigolo del prospetto la differenza fra l’altezza complessiva e la parte media proporzionale fra l’altezza complessiva e la parte residua (sezione aurea). Questi rapporti vengono, quindi, riproposti e utilizzati per disegnare il nuovo accesso alla chiesa.

Le pareti crollate sono realizzate in muratura portante intonacata e verniciata bianca. All’interno della nuova trama muraria vengono inserititi i frammenti recuperati evidenziati ed esaltati come frammenti della memoria del monumento.

Sulla volontà di utilizzare la luce, sia naturale che artificiale, si è già accennato nei criteri generali del progetto. Qui si vuole entrare nello specifico, per meglio far comprendere l'idea progettuale che utilizza un elemento effimero, immateriale e mutevole come la luce per conferire una nuova veste a un volume che, ricostruito oggi, altrimenti non avrebbe senso. La luce diviene elemento di arredo, di ridisegno di quelle pareti che oggi, altrimenti, sarebbero spoglie, nude nella loro semplicità ricostruttiva, senza più alcun segno dei secoli che dentro e fuori di esse la comunità ha vissuto.

Il tema della luce viene proposto sviluppando tre tematiche principali:

In primis, la facciata principale della chiesa, così come ci è pervenuta prima del sisma, viene ricostruita con disegno analogo a quello antecedente il crollo utilizzando, in luogo della muratura tradizionale intonacata, un tipo particolare di cemento, definito "luminoso". Questo materiale di nuovissima concezione è costituito da “mattoni” di cemento additivato da speciali resine che consentono alla luce di filtrare e attraversare il materiale solido. In questo modo si rispetta il postulato di ricostruire la facciata principale in muratura, utilizzando un materiale innovativo che caratterizza l'intero volume, smaterializzando quasi la materia solida: di giorno, la luce solare filtra attraverso la materia e illumina l’interno della chiesa in un modo completamente nuovo, di notte la luce artificiale dell'interno della chiesa ripropone all'esterno la sagoma delle tre navate sul fronte della chiesa; dall'esterno, la sera, si leggono le evidenti luci degli appuntamenti liturgici o la debole luce di servizio delle pause tra le funzioni religiose, dall'interno di giorno si legge l'alternanza delle ore della giornata ed il succedersi delle stagioni, con la loro inclinazione solare differente. Il cemento luminoso, così utilizzato, connota l'intero volume, nel trascorrere delle ore della giornata la luce, naturale o artificiale che sia, crea un dialogo tra interno ed esterno della chiesa, quasi come se l'intera facciata fosse solo un sottile diaframma posto tra l'immensità del mondo esterno e l'intimità interna della preghiera.

Il secondo riferimento alla luce riguarda le navate che, di altezza contenuta rispetto alla navata centrale perché figlie di un intervento tardo ottocentesco, presentavano tre finestre ciascuna nella parte alta, visibili anche dalle fotografie dei prospetti laterali. Il progetto prevede la ricostruzione delle navate laterali in muratura intonacata, proponendo la sezione della chiesa pervenutaci prima del sisma e, in particolare per la navata destra, quella dedicata a Sant'Antonio, si è fatto un attento studio della forte luce naturale che la connota fortemente.

Poiché, dalle fotografie dell'interno in nostro possesso, risulta particolarmente d'effetto la forte luce che in alcune giornate filtra dalle finestre poste in alto, penetra l'ombra della navata centrale creando effetti di particolare bellezza, proponiamo di portare parte di questa luce all'interno anche al livello dei fedeli. Nella navata Sud, quindi, il tema della luce viene declinato riproducendo sulle pareti interne scarne alcune leggere incisioni che rappresentano le tracce del pentagramma gregoriano, la cui grafia è data da punti e virgole, le cui combinazioni generano i cosidetti “neumi gregoriani” che in fase di progetto non sono altro che punti luminosi.

Tutti sanno che il patrono e protettore del paese oltre a esser stato il primo papa della storia a interessarsi in modo sistematico del mondo angelico, è ancor più conosciuto per aver sistematizzato l'intero patrimonio musicale dell’Occidente, dando vita al canto liturgico che proprio da lui prende il nome. Orbene, le note di un canto gregoriano sono riproposte su parete mediante fibre ottiche ad alta efficienza che hanno all’estremità una “lente” colorata quadrangolare. In questo modo, quasi all'altezza dei fedeli, nella navata meridionale, si è affascinati da una leggera successione cromatica di luce naturale che, filtrando dall'esterno attraverso le lenti, crea  punti luminosi colorati rendendo molto particolare il richiamo ai canti gregoriani.

Come nel caso della facciata principale, di giorno le note vengono lette come una sequenza di punti luminosi colorati nella penombra della navata mentre di notte la luce artificiale che illumina l’interno della chiesa filtra all’eterno disegnando lo spartito lungo la facciata prospettante su piazza San Gregorio.

Il tema, l'uso della luce naturale, torna nel progetto del soffitto della navata principale. Esso si propone ricostruito a doppia falda sfalsata come quando, in occasione del suo rifacimento, nella prima metà del '900 fu reso inclinato per creare un migliore smaltimento delle acque meteoriche. Tra l'attacco prima presente tra la falda posta sulla navata principale e le due falde a copertura delle navate laterali, si propone la realizzazione di alcuni ritmati, stretti," tagli nella muratura". Tali fessure, veri è propri “camini di luce” oltre a evidenziare in maniera didattica la successione temporale che esisteva tra le differenti coperture, quella centrale originaria della chiesa cinquecentesca a unica navata e le due laterali tardo ottocentesche, realizza un effetto di luce proveniente dall'alto che enfatizza il momento celebrativo della liturgia.

I “camini di luce” qui proposti sono in numero di otto, lo stesso numero delle vittime perite nel crollo della chiesa. Tale riferimento è un omaggio alla memoria di chi, in quel maledetto momento, era lì, nella sua chiesa ed è lì rimasto, purtroppo.

L'inclinazione delle fessure, fa sì che nei momenti di maggior soleggiamento la luce attraversa l'intera navata centrale creando effetti di lame di luce che si incrociano susseguendosi nel ritmo delle partiture originarie della chiesa.

Le falde e l'intero intradosso, sono completate da un controsoffitto in legno di castagno opportunamente predisposto per accogliere la memoria dell'antico disegno riproponendo la decorazione a spire e girali originaria, ma in modo leggermente diverso. Pur essendo, infatti, elemento di essenziale importanza per la chiesa, cui conferisce un carattere fortemente distintivo rispetto a edifici coevi, non si ritiene possibile per ragioni di rispetto dei principi del restauro e della conservazione riproporre sic et simpliciter l’originario soffitto affrescato irrimediabilmente perso. Si è per questo optato per la riproposizione dello stesso controsoffitto della chiesa costituito da tavole in legno dipinto, ma con i motivi di girali vegetali e di cornici riproposti in sottotono mediante incisione nel  tavolato di castagno.

Grazie ad alcune fonti documentali, prevalentemente fotografiche, si possono riproporre alcuni degli elementi decorativi, tra cui il cuore raggiato sormontato dalla croce, ripetuto privo della croce, ai due lati corti, oppure come le due corone intrecciate a rami fioriti legno di castagno, di cui si hanno alcune tracce documentali dai restauri passati.  

In luogo della ricostruzione  pedissequa di intere parti del monumento come del soffitto secondo la teoria del "com'era e dov'era", si propone quindi una serie di piccoli interventi che restituiscono l'immagine storica della chiesa come immagine propria della memoria dei suoi fedeli, al tempo stesso evidenziandone la nuova vita, ovvero un intervento contemporaneo fortemente ricostruttivo, necessario a seguito dell'evento così drammatico che l'ha colpita.

A completamento della riconfigurazione della memoria dell’edificio, si è scelto di mettere a conoscenza gli abitanti del luogo e i visitatori della chiesa della legenda riguardante i canti gregoriani, secondo la quale, a sussurrare tali canti a San Gregorio sia stata una colomba, posata sulla sua spalla, e che, simbolicamente, rappresentava lo Spirito Santo.

In virtù di questa legenda, si è scelto di riprodurre in metallo, sul fronte principale, una piccola colomba che sintetizza la legenda tramandata, oltre ad essere elemento di alta valenza spirituale.


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